domenica 14 agosto 2011

La storia di Wendy dispersa nel Parco.

Ciao ragazzi, mi chiamo Wendy e non sono l'amica di Peter Pan, ma una cagnolina molto gentile e educata. Qui mi vedete un po' pensierosa, mi trovo all'autogrill il giorno del mio rientro a casa, dopo aver trascorso quattro giorni indimenticabili e una grande avventura nel Parco Veglia Devero, ma sto correndo troppo... torniamo indietro e vi racconto tutto.
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Eccomi qua, davanti alla casina dove vivevo con i miei due amici umani, che di tanto in tanto porto in ferie con me. Quel giorno abbiamo deciso di fare una passeggiata tutti insieme, mi piace tanto camminare sui sentieri di montagna. 
Stefano, il proprietario del B&B dove alloggiamo, ci ha mostrato varie opzioni: giro breve, giro medio, giro lungo, ma un pochino più complesso. 
"Vi conviene lasciare quello complesso per domani!" dice lui. Ma per chi ci ha preso? Per delle mezze calzette? I miei amici umani hanno anche la cartina... Forza, pronti, partenza... VIA!!
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Alpe Valle, la Satta, laghetto di Poiala. Che bella camminata!!! E ora da che parte andiamo? C'è un gruppo di baite e ci sono tante mucche e un mulo che pare avercela con me, ma che gli avrò mai fatto? I miei amici umani vogliono proteggermi: "Non passiamo da lì, aggiriamo le baite!" 
No, no, passiamoci in mezzo, io non ho paura! In fondo almeno per metà sono un border collie e i miei avi hanno fatto i pastori per generazioni, che mi importa di un mulo ostile? Me ne faccio un baffo!!
Ecco, lo sapevo... decidono sempre tutto loro e così...
Non vediamo il cartello che indica la strada e cominciamo a scendere, scendere, scendere... e ci ritroviamo dopo mille milioni di passi davanti ad un nuovo segnale indicatore, Alpe Topera. 
Oh, cribbiolina, ma allora questo non è un laghetto del San Giatto, questo è il lago di Agaro... E quindi?
Sono ormai le sei di sera, comincia a fare freddo e noi dobbiamo risalire tutto il sentiero fino al punto in cui abbiamo incontrato il mulo antipatico e poi cercare la strada giusta. 
Lo sapevo che non dovevo fidarmi di questi due umani, sono tanto bravi, ma lei passa la vita tra tabelline e problemi, lui strimpella tutto il giorno, cosa vuoi che ne sappiano di cartine e percorsi in montagna. 
"Provate almeno a chiamare Stefano!" suggerisco. Ma niente da fare!! 
Per due ore anche il cellulare resta muto come una trota. Arrivati alla bocchetta di Scarpia, dopo due ore e mezza di salita e un vento gelido che taglia anche il fiato, finalmente scopriamo che Stefano si è preoccupato a non vederci rientrare e ha messo in moto la macchina del soccorso alpino. Anche il segnale del cellulare torna per brevi momenti e ora sappiamo che ci stavano cercando e ci stanno venendo incontro.
Il primo a trovarci è un ragazzotto che fa il casaro all'Alpe San Giatto, arriva di corsa come uno stambecco e senza pila, deve avere gli occhi come quelli dei gatti, abituati al buio. Ci porta nella casera, dove ci scaldiamo un pochetto e attendiamo i volontari del soccorso. Arrivano con un mezzo strano di locomozione, non è un trattore, non è una jeep e nemmeno una moto. Mah... a me non piace granché... potrei scendere a piedi per favore?
Nulla da fare! E' tardi e caricano anche me là sopra, come un sacco di patate. Sbrigatevi ad arrivare perché ve lo dico chiaro e tondo, tra un po' vomito su questo aggeggio strano e con tutti questi sobbalzi.
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Per fortuna tutto è bene quel che finisce bene e possiamo raccontare la nostra disavventura. Ho scoperto una cosa importante oggi: il soccorso alpino funziona benissimo, sono organizzati, veloci, bravissimi e li voglio ringraziare di cuore. E poi un'altra cosa: mai fidarsi degli umani... amici cani, quando siete in giro con loro, controllate sempre la direzione che prendono, non si sa mai!!
E l'ultimissima considerazione: le mie avventure con Peter e Capitan Uncino erano di gran lunga più tranquille di queste passeggiate, ma forse quello faceva parte del mio passato ed era tutta un'altra storia!!!

mercoledì 10 agosto 2011

Gertrude, la vipera.

Cari bambini, l'altro giorno sono quasi inciampato in una vipera morta, stecchita, trapassata. Era in mezzo al prato a pancia all'aria. Ho capito che non stava prendendo il sole perché non profumava di crema solare e non aveva gli occhiali. Se fosse stata viva, non mi sarei mai avvicinato a lei e non l'avrei certo disturbata. 

Le vipere non sono animali cattivi, anzi, sono molto utili all'uomo perché mangiano i topolini che altrimenti entrerebbero nelle dispense di casa a fare scorpacciate del nostro cibo. Ma se si sentono in pericolo, ovviamente, si difendono e morsicano. Non lo fareste anche voi, se vi sentiste minacciati? Non ditemi che da piccoli non avete mai morsicato un cuginetto o un amico che vi faceva i dispetti perché non ci credo e vedo già spuntare dei nasi lunghi come quello di Pinocchio. 

Beh, dal momento che avevo capito che la povera vipera da me incontrata era stramorta, strastecchita e stratrapassata, come i verbi, usando comunque molta cautela - sì, perché il mio amico Massimo Delfino, erpetologo e paleontologo, dice che alcuni serpenti possono anche fare finta di essere morti quando si sentono in pericolo e quindi “TENSIUN! OCIO! STATE ATTENTI!” - Cosa stavo dicendo? Ah, sì... Usando comunque molta cautela, con un lungo bastone, ho girato la poveretta e l'ho trasportata vicino a casa. Poi l'ho lasciata dentro una scatola di plastica fino al mattino dopo per avere la certezza matematica che fosse davvero morta e non stesse fingendo. :-))

La mattina, insieme al mio super amico Filippo, quello che da grande vuole fare la guardia forestale, abbiamo preso un vaso di vetro del miele, l'abbiamo lavato e tolto tutte le etichette.


 Poi abbiamo messo Gertrude, la povera vipera stramortissima, strastecchitissima, stratrapassatissima dentro al vaso e per conservarla l'abbiamo abbondantemente annaffiata con alcool etilico denaturato. 

Filippo ha deciso di conservare Gertrude solo perché pensa che gli sarà utile in futuro quando farà la guardia forestale, ma in genere è molto meglio lasciare gli animali dove sono, vivi o morti che siano!


 Non so se si chiamasse davvero Gertrude la nostra amica, ma visto che non abbiamo potuto chiederle il nome, ho pensato che questo potesse starle a pennello. Che ne dite?
Mi raccomando, bimbi, se dovesse capitarvi di incontrare una vipera o un qualunque altro serpente, non andate a stuzzicarlo, lasciatelo proseguire per la sua strada, sicuramente sta andando a fare visita alla sua vecchia nonna o ai suoi cuginetti.
E quando siete in passeggiata godetevi il posto (non come la mamma della Strega Mirtillina che per paura dei serpenti  evita tutti i posti “sospetti”) ma per non andare incontro a  spiacevoli incidenti, fate sempre attenzione a dove vi sedete e a dove appoggiate piedi e mani ... i serpenti sono animali belli ed eleganti … ma lasciamoli andare per la loro strada e limitiamoci ad ammirarli da lontano!


Qualche notizia in più sulla Vipera aspis (in italiano: vipera comune)
- lunghezza massima: circa 80 cm -
- i maschi sono in genere più grandi delle femmine
- in relazione alla disponibilità di cibo, le femmine sono in grado di riprodursi ogni anno, oppure ogni due, tre o addirittura ogno quattro anni
- la femmina è in grado di partorire (sono ovovipare) fino a 8 o 9 piccoli per volta
- la maturazione sessuale avviene in circa 2 o 3 anni
- l'aspettativa di vita è di circa 25 o 26 anni in natura
Ringrazio il mio amico, Massimo Delfino, per queste ultime informazioni scientifiche.

lunedì 8 agosto 2011

Favole a spasso nel Parco - Agosto 2011 -

 Ciao ragazzi, questo è il reportage fotografico della nostra giornata in mezzo a gnomi e streghette. Malgrado il tempo pessimo e la pioggia scrosciante, i bambini sono stati fenomenali e coraggiosissimi, hanno sfidato il maltempo e sono arrivati numerosi, forse perché i loro scettri di foglie li hanno protetti.
In cosa si può trasformare un sacchetto di plastica della spazzatura? In uno splendido vestito da gnomo per esempio. Basta solo decorarlo con foglie, perline e materiali di recupero e il gioco è presto fatto. Anche i papà si divertono!! :-D
La strega Gocciolina sovraintende ai lavori. I bambini la adorano perché è strabellissima!!
Con il suo vestito blu e fiori a goccia è uno splendore...
Poi c'è la strega Fiorina, qui sotto la vedete con una piccola amica.
Questo è il nostro bazar del riciclo, da qui i bimbi prendono tutto ciò che serve loro per decorare abiti e cappelli da gnomi.
Tutti al lavoro!! Mamme, papà, li volete far divertire da soli questi poveri bimbi? Sono tremendi i genitori, rubano i giochi ai loro figli... :-D
Ma non  sono bravissimi questi gnometti? Se li vedesse Babbo Natale li arruolerebbe per costruire i suoi balocchi.
Quanto lavoro!! :-)
Strega Gocciolina, mi aiuti per favore?

Il nostro rito magico per far scappare la pioggia, ma non c'è stato nulla da fare, quell'antipatica non ci ha lasciati un solo istante. Beh, certo, si divertiva anche lei a vedere i bimbi creare...
Strega del lago, sposa del mago, un favore di chiedo e per farlo mi siedo...
... spazza via la pioggia da qui, falla tornare giovedì!!
E la sera, dopo aver cercato le fatine nascoste per tutto il paese, ci siamo riuniti intorno al camino, dove la strega Mirtillina ha cantato per noi delle canzoni bellissime, intervallate dalla lettura di brani del libro: Viola, lo Sgrunfolo e il palio dei tritoni.

Un doveroso ringraziamento di cuore alla strega Gocciolina (Marta Francioli) per le sue meravigliose idee creative, alla strega Fiocchina (Barbara Peverini) perché viene sempre in nostro aiuto e alla strega Mirtillina (Liana Marino) che ha scritto per noi delle meravigliose canzoni e ce le ha pure cantate... e poi, scusate se è poco, ma attraversa tutta l'Italia per stare in nostra compagnia!! Grazie anche a tutti i piccoli gnomi e alle gnome. E grazie anche ai genitori che li portano e poi si divertono insieme a loro!!

sabato 6 agosto 2011

Gnomi e gnome. Alpe Devero - Favole a spasso nel Parco 2011

Ciao ragazzi!! Vi do solo un piccolo anticipo degli gnomi che ho incontrato a Crampiolo, Alpe Devero. Ditemi se non sono meravigliosi...





giovedì 4 agosto 2011

Rito propiziatorio per venerdì 5 agosto 2011

STREGA DEL LAGO
SPOSA DEL MAGO
UN FAVORE TI CHIEDO
E PER FARLO MI SIEDO
SPAZZA VIA LE NUBI VENERDI'
FALLE TORNARE MARTEDI'
OPPURE MERCOLEDI'!!!


lunedì 1 agosto 2011

Un racconto di Nives Cordelia e Laura Poli

M’onna & M’onna
in: collana “Storielline rotonde a due mani”

Vado a VADO
“Dove vai? ... piccola Pallina di vetro che corri per le strade del mondo?”
“Vado a Vada. Ho sentito dire che è un bel posto dove andare. Mah!
… ora che ci penso…vado a Vado e lì incontrerò il cerchio, il
quadrato, il triangolo e il pentagono, i miei amici del cuore. Sono pronta!
Detto fatto e fatto detto, vado a Vado come ho detto!”
Così e vadì Pallina di vetro si incamminò rotolando alla volta di
C’era una volta… un paese di nome Vado.
Finché la strada fu dritta tutto andò dritto…anzi, tutto ruzzolò bene bene, ma ad un certo punto, Questo, le strade cominciarono ad essere tante, tre a destra, quattro a sinistra e poi una curvava e un'altra in tanti altri bracci si dipanava. Allora, Pallina di vetro si fermò e pensò:
“Vado a Vado di qua o vado a Vado di là?”.
E pensa che ti ripenso, alla fine decise di andare a Vado dilà perché Dilà era la stradina più in discesa e più rotolona. Ci si era appena incamminata che Dilà le disse:
“Altolà! Di qua non si passa!!! Per andare Dilà bisogna avere i pattini a rotelle perché Dilà è il paese delle ruzzole e dei ruzzoloni”.
Così Pallina di vetro si mise alla ricerca di una bottega di articoli sportivi e ruzzola che ti riruzzola… finalmente vide un’insegna luminosa e rotonda con su scritto “Qui si vendono rotelle”.
Pallina di vetro entrò, anzi, rotolò dentro alla bottega, si provò tanti pattini a rotelle, ma un paio in particolare le calzava a pennello, anzi a rotello, perciò tirò fuori un bel soldino di vetro lucente dal suo borsellino rotondo di vetro lucente, li comprò, li indossò e rotolò e via come il vento alla volta di Dilà.
Ruzzola ruzzola, rimbalzò su un ponte che ponteggiava da Diqua a Dilà e infatti se ne stava tutto inarcato, con le zampettine davanti…diqua e le zampettine di dietro… dilà. Sotto a quel ponte inarcato scorreva il fiume Dilalà e dall’ acqua limpida e azzurra si scorgevano i suoi azzurri piedini rotolini che zampettavano zampettavano per arrivare fino al mare. Che affascinante visione!
Pallina di vetro rimase lì un po’ incantata e poi pensò:
“E’ il mio momento! Ma come faccio se rotolando, rimbalzo sempre Diqua e non rimbalzo Dilà?... “Devo escogitare qualcosa!”
Pensa che ti ripenso e ruzzola che ti riruzzolo si ricordò di avere con sé il suo rotondo fischietto di vetro. Fischiettando fischiettò note rotonde e armoniose e, in men che non si dica, arrivò ad ali spiegate un bellissimo gabbiano… Pallina di vetro si aggrappò ai suoi unghiellini rotondi e veloce veloce arrivò Dilà.
Pallina di vetro era felice! Che bel paese!
Tutto era di vetro e di specchi, vetri e specchi in quantità! … perfino gli alberi avevano foglie e frutti di vetro e di specchio e d’argento e tante altre palline di vetro rimbalzavano qua e là sui loro pattini a rotelle.
Prima di rotolare verso Vado, Pallina di vetro decise di starsene un po’ lì, in quel paese luccicante e poiché la ruzzolata le aveva messo appetito, pensò di andare a mangiare un boccone all’Osteria Dimezzo.
Perché Dimezzo? Perché era proprio al confine, nella parte Est, dove ogni giorno spunta il rotondo sole, fra Diqua e Dilà.
Pallina di vetro entrò nell’Osteria e, se non fosse stata attenta, sarebbe ruzzolata, perché una stanza pendeva per diqua e un’altra pendeva per dilà. Allora lei pensò:
“Beh! Se devo andare a Dilà mi siederò a quel tavolo, laggiù, nella stanza dilà, così farò prima, una volta che mi sarò sfamata.”
Di lì a poco arrivò Pallino, un cameriere molto cortese, con due occhi brillanti come diamanti di grande valore, le presentò il menù e ammirandola, aspettava la sua ordinazione.
Pallina di vetro lesse e:
“Mmmm… vorrei… mmmm… ecco…. “ , ma non sapeva nemmeno lei cosa volesse perché era come stregata dagli occhi brillanti di Pallino.
“Se posso darle un consiglio”, disse Pallino guardandola con
ammirazione, “le suggerirei il piatto Dilà, un meraviglioso impasto di D stufate, I scottate nell’aceto e poi impanate e dorate, L in salamoia e tante A farcite come contorno”.
“Oh sì!”, rispose Pallina, che sotto quello sguardo brillante brillava tutta pure lei e sembrava d’argento, “deve essere un piatto favoloso!... mmm… però e melò, se è troppo caro, non me lo posso permettere perché ho soltanto un soldino di
vetro nel borsellino… ormai!”
“Non si preoccupi”, le rispose Pallino, “sono il cameriere, ma anche l’Oste padrone rotondo della rotonda Osteria Dimezzo e, se permette, vorrei che fosse mia ospite, perché lei è molto graziosa e se accetta, mi renderà felice!”.
Pallina di vetro, presa dalla fame e da quegli occhi così lucenti, annuì inclinando la sua bella rotonda testolina di vetro.
In un batter d’occhio, Pallino sparì rotolando sui suoi pattini argentati e dopo poco ritornò con un grande rotondo vassoio di vetro con su il buon piatto Dilà. Tutta emozionata Pallina di vetro cominciò a mangiare quel cibo squisito cucinato con tanto amore e servito con tanta gentilezza. Mentre mangiava sorseggiava anche una deliziosa bevanda con tante bollicine di vetro che uscivano a fontana da un prezioso bicchierino di vetro. Certo, Pallina di vetro non poteva staccare lo sguardo dagli occhi di Pallino che continuavano a guardarla affascinati.
Purtroppo però, si fece tardi e arrivò l’ora di ripartire. Pallina di vetro salutò Pallino che non sapeva staccarsi da lei, a malincuore le aprì la rotonda porticina di vetro e fino a quando non l’ebbe persa di vista, la salutò sventolando il suo bianco rotondo fazzolettino di vetro.
Pallina di vetro, dopo ruzzolate e ruzzolate e rotoloni e rotoloni,
finalmente arrivò a Dilà, un grazioso paese di vetro. Che meraviglia!... e che sorpresa! Tutti erano nella piazza di vetro e pareva che la stessero aspettando, tanto erano pronti con doni di ogni genere… c’era pure la banda del paese che cominciò a suonare note cristalline che si innalzavano verso il cielo, arrivando a stuzzicare le nuvole con tintinnii che si sentivano fino ai confini del mondo.
Il Comitato di accoglienza la invitò a rifocillarsi alla più famosa
Osteria del paese, Osteria Ladilallà. A Pallina di vetro non parve il vero e … sorpresa fra le sorprese … chi c’era dentro l’Osteria?
Pallino!
Oh! Pallina di vetro non credeva ai suoi occhi e dalla contentezza cominciò a rotolare, ruzzolare, rirotolare, riruzzolare da una parte all’altra dell’Osteria ed era tanto felice!!! Così felice come non lo era mai stata. Anche Pallino era felice! Fu apparecchiato un grande tavolo di vetro, con candelabri di vetro, piatti e posate d’argento e tanti camerieri che, giocosi, servivano ballando su pattini ruzzolosi di vetro. Che bella cena!...e come era gustosa!... Pallina di vetro voleva
che tutto ciò continuasse all’infinito,…ma…le stelle cominciarono a brillare in cielo come tanti cristalli e si fece notte. Pallina di vetro si sentiva preoccupata, anche perché le
tornò in mente che il suo viaggio non era finito, doveva arrivare a Vado. Come fare? Pallino la vide un po’ pensierosa e lei gli confidò il motivo della sua ansia. Lui, così buono e generoso le disse:
“Tranquilla! Non temere! Ci penso io.”.
Pallino sussurrò al vento magiche parole, ma Pallina di vetro capì soltanto: “Scendi, scendi, ruzzola di qua per partire da Dilà.”
Nel cielo si accese una scia luminosa, era una strada fatta di cristalli… era Luna rotolina che ruzzolava verso la Terra, destinazione Dilà.
Luna rotolina arrivò in quattro e quattrotto, parcheggiò la sua carrozza di cristallo proprio all’ingresso dell’Osteria Ladilallà; una stellina di vetro, vestita in frack e con tanto di cilindro di vetro, inchinandosi, distese un grande tappeto rosso davanti ai piedini rotolini di vetro di Pallina di vetro.
Pallina di vetro, in punta di rotelline, rotellò saltellando sulla scia di quel grande tappeto che pian pianino, volinvolino, via via che ci rimbalzava sopra, si sollevava leggero leggero, tanto che a un certo punto, Questì, si trasformò in un rosso tappeto volante che la portò dolcemente in volo verso il paese di…Chissà…
E volavolavola, ecco che finalmente Pallina di vetro, scorse in
lontananza, acciambellato come un gatto su una collina rotonda, un piccolo paese tutto rotondo, con tante casine rotonde abbracciate fra di loro e una chiesina rotonda con un campanile anch’esso rotondissimo che abbracciava tutte le casine e poi…un bosco che circondava la collina e attorno al bosco… un lago azzurrissimo perfettamente rotondo, con tanti pesci rotondi e colorati che facevano il girotondo in quel lago così rotondo. Mentre Pallina di vetro, con gli occhi di vetro
luccicanti di emozione, ammirava tutte quelle meraviglie, il tappeto, planinplanin, dolcemente planò, fece ruzzolare delicatamente Pallina di vetro a terra, poi si arrotolò su se stesso con un gran sospiro e sbadigliando si mise a dormire.
Pallina di vetro, convinta che quello fosse il paese di Vado, rotolò allegramente verso la Signora Stradina Maestra che l’accompagnò per la manina al Signor Ingresso Principe e Principale del Paese; arrivata in cima, si trovò davanti una porta rotonda sopra la quale era scritto:
RESTAQUI.
“Come?.”, si chiese Pallina di vetro, “…allora questo non è Vado?”
“No”, le disse la Signora Stradina Maestra, “Ma se il tuo destino ti ha portato qui a Restaqui, vedrai che avrà avuto le sue buone ragioni”.
In effetti, Pallina di vetro, da quando aveva conosciuto Pallino, non aveva più tanta voglia di andare a Vado a trovare il cerchio, il quadrato, il triangolo e il pentagono, i suoi amici del cuore, ma sentiva dentro di sé la curiosità di visitare Restaqui e le rimbalzavano dentro la testina rotonda le parole della Signora Stradina Maestra “Se il tuo destino ti ha portato qui…avrà avuto le sue buone ragioni”.
Eccome!!! Erano ragioni rotonde perché… una volta entrata, sullo sfondo della piazza rotonda c’era una scritta “Osteria di Restaqui”.
Come sempre, presa dalla fame, entrò e chi c’era! Il cameriere, anche Oste padrone dell’Osteria Restaqui, Pallino.
Pallino l’accolse con un grande inchino e la fece sedere ad un tavolo rotondo dove c’era un gran ben di Dio! Pallina di vetro si sedette, mangiò e si addormentò. Cullata dal tintinnio dei pendagli di cristallo che pendevano dal grande lampadario rotondo in mezzo alla grande sala rotonda, Pallina di vetro si ritrovò in una notte di sogni brillanti, luccicanti e rotondissimamente rotondi!
La mattina seguente si svegliò al tintinnio di tante palline rotonde che picchiavano ai vetri rotondi della camera rotonda dove Pallino l’aveva portata amorevolmente in braccio. Pallina di vetro era proprio felice!, e pensava: “Io resto a Restaqui…e Pallino, com’è bello e gentile… i suoi occhi così brillanti e perfettamente rotondi!”.
Pallina di vetro si preparò svelta svelta, uscì per le strade e roterellava roterellava… voleva vedere ogni cosa…chiunque incontrasse le sorrideva, la salutava, le faceva gentili e rotondi inchini. Pallino la raggiunse e stava al suo fianco per proteggerla e per soddisfare ogni sua richiesta.
Pallina di vetro era contenta, però non sapeva cosa fare e cominciò a immalinconirsi:
“Resto qui a Restoqui o vado a Vado?”
Pensa che ti ripenso, restaqui che vadolì, improvvisamente le venne un’idea:
“Devo interrogare Pallino.”
Così, visto che era accanto a lei come sempre, si girò e gli disse:
“Devo farti alcune domande!”
“Sì” , le rispose, “A tua disposizione”.
Fissarono di incontrarsi nel pomeriggio all’Osteria Ladilallà.
Arrivò il momento e assieme a lui arrivarono puntuali anche Pallina di vetro e Pallino; entrarono nell’Osteria, si sedettero a un tavolo rotondo dove tanti camerieri pallini avevano già preparato due bei bicchieroni rotondi, pieni fino all’orlo di una buona bevanda di succo di fragola. I due rotondamente sorseggiavano e brindavano. Tutti e due erano imbarazzati… si guardavano negli occhi rotondi e… si toccavano le manine rotonde e i piedini rotondi poi, prima di farsi prendere dalla
troppa emozione Pallina di vetro disse:
“Senti Pallino! Noi siamo rotondi, ma non pensi mai a come vorresti la forma di una tua nuova casa?”
“Come un pentagono!”, rispose lui.
“E come vorresti che fossero i mobili nella tua casa?”
“Come quadrati!”
“E le finestre, come vorresti che fossero!”, chiese ancora Pallina di vetro.
“Come tanti tanti triangoli”, rispose Pallino, senza esitazione.
Pallina di vetro allora sbottò in una grande rotonda risata e davanti alla meraviglia di Pallino disse:
“Questo, proprio questo è il paese dove dovevo arrivare… e qui ho trovato i miei amici del cuore, l’amico speciale sei tu, Pallino, rotondo… e brillante come le stelle e l’argento. Insieme, noi ruzzoleremo e rotoleremo tra gli spigoli del quadrato, del triangolo, del pentagono”.
Pallino non stava nel suo rotondo cerchio dalla gioia!
Da quel momento Pallina di vetro e Pallino cominciarono un viaggio insieme e come era bello ruzzolare e rotolare tra le stradine rotonde di Restaqui e poi… com’era bello rientrare alla sera nella casa più spigolosa del mondo!
Lì si chiamava Restaqui, ma in realtà era Vado, perché Vado è nel cuore, in ogni cuore rotondo che sa custodire gelosamente e rotondamente tutte le cose belle che, se pur spigolose come il quadrato, il triangolo, il pentagono, contengono la rotondità!!!
Stretta la Foglia
Larga la Via
Dite la Vostra!...
… e con Noi?
Rotolate sulla giostra!