domenica 5 febbraio 2012

Echino e il carnevale. Parco della Fantasia Gianni Rodari - Omegna 4/02/2012

Che bello, ragazzi, trovarmi nel Parco della Fantasia dedicato al Maestro di tutti i maestri insieme a tanti bambini!! Avete una vaga idea di quanto mi sia divertito?
No, così non è abbastanza... di più... e ancora di più!!
Abbiamo cominciato il laboratorio con le filastrocche sul carnevale: quella di Silvia Camatta, di Ivana Marangon e di Giuli.
E poi, ci siamo scatenati anche noi nel fare le rime... provate anche voi:
A carnevale ogni scherzo vale!
dice la mucca al maiale
leggendogli il giornale!!!
 Questa è Serena, una carissima amica della mia amica Viola, viene sempre a trovarci quando facciamo i laboratori ed è una super creativa. Guardate che bel vestito da indiano mi ha preparato.
 Ops, scusate!! Qui sono ancora in mutande.... EHM!!!!
 Beh, anche qui sono in mutande però ho la mascherina così nessuno mi riconosce!
 Echino stelle filanti e coriandoli!
Echino alpino!
 E questa mascherina chi sarà?
 Grazie Giulia!! Il costume da Arlecchino mi piace da impazzire, soprattutto se è fatto con i coriandoli..
 Ehi, ma cosa sono? Un Echino pipistrello o Dracula in persona??? :-D
 Ditemi voi se non sono bellissimo???
 Anche il vestito che mi ha preparato Asia mi piace assai!!
 Tutti al lavoro per costruire i costumi da Echino. Facili da fare: un sacchetto della spazzatura, pulito, mi raccomando!! Pezzi di giornale, un cartone per la matita... et voilà!!
 Eh, eh... SUPERECHINO!!! Il supereroe del 2000 molto ma molto più ganzo di Superman e di Batman messi insieme!!
 Silence, please!! Genius at work!!

Vi faccio paura? Sono Echino nipote di Dracula!! :-))
 Questa bimba era un grande sorriso, vicino a lei scappavano anche a me mille sorrisi!!
 Ehi, ma c'è anche SUPERECHINA!!
 Chi sarà questa mascherina?
 Tante facce diverse di me!!
Un costume facile da realizzare a costo zero!!! :-)
 Ohi, ohi, ho una piccola crisi d'identità!! Chi è il vero Echino?
 Mi sento un gentiluomo vestito così... :-)



Cu cu!!! Indovina chi sono?

 Ehi, ma c'è anche un Echino interista!! 
W INTER!!
 Io la mascherina la metto a casa!!
 E queste chi sono? Ah, sì!!! Sono le mie amiche Echinelle!!!!!!!!!!! :-D
Grazie a tutti i bimbi che hanno partecipato al laboratorio!! Io mi sono divertito tanto, spero anche loro... :-))))))))))))))
A presto!!
Echino

mercoledì 1 febbraio 2012

Viola, lo Sgrunfolo e il palio dei tritoni. - Laboratorio creativo per le scuole -

Ci sono tanti modi per organizzare un laboratorio creativo, ma quello che io preferisco e amo di più è il laboratorio che dà massima libertà di espressione al bambino.  Poco importa che il prodotto finale sia qualcosa di perfetto, ciò che conta è che il bambino abbia pensato, creato e l'abbia fatto da solo.
Altro elemento fondamentale, sempre per me, è il riciclo e l'utilizzo di materie "povere" o di scarto. Che ci posso fare con un rotolo di carta igienica,  un vecchio tappo di plastica o di sughero, una carta, o una stoffa?

Questo laboratorio nasce intorno alla storia di Viola, lo Sgrunfolo e il palio dei tritoni. Due ore a settimana per dieci settimane. La prima parte del lavoro consiste nella lettura animata di uno dei capitoli del libro. Animata, perché la lettura è intervallata da canti, dal mimo, dal riconoscimento e l'espressione delle emozioni, da piccoli giochi.
Il primo giorno abbiamo stabilito quali potessero essere gli oggetti di scarto utili al nostro lavoro e abbiamo creato la scatola del riciclo.
Poi abbiamo creato il memory di Viola, con disegni già pronti da ritagliare e con disegni fatti da noi. Li abbiamo inseriti dentro ai tappi del latte, non sono carini?

Poi con le foglie abbiamo creato i nostri tritoni del Lago Nero.

Invece il secondo giorno abbiamo lavorato al bosco degli gnomi. Ognuno ha creato la sua pianta e poi le abbiamo messe tutte insieme.
Bello sentirsi dire dai bambini: Ma perché quando ci si diverte il tempo passa così veloce??



Alberi con la neve, alberi in fiore... vanno tutti benissimo!!

Il terzo incontro abbiamo lavorato tutti insieme a creare il vecchio faggio saggio. Una meraviglia unire tutte le nostre forze e la nostra creatività.
Ops, questa foto del bosco appartiene al secondo incontro... :-)


Foglie, foglie secche, semi e... le nostre mani!!
Ci sono anche Viola e lo gnomo Gervaso!!

Scoiattoli e coniglietti!! :-)
Ecco qua il nostro faggio appeso!!
Il quarto incontro invece abbiamo creato la comunità degli gnomi.

Non sono meravigliosi??




Ci sono anche gli gnomi bambini.



Ecco la comunità degli gnomi nel bosco.

C'è persino uno gnomo bebè!! 


Mancano ancora sei incontri... cosa creeremo nelle prossime settimane?
Seguiteci...

domenica 29 gennaio 2012

Echino al Forum del Parco della Fantasia Gianni Rodari - Omegna -

Ciao bimbi!!! Vi aspetto sabato 4 febbraio alla Ludoteca del Parco della Fantasia Gianni Rodari a Omegna, dalle 14.30 alle 18.00
Organizzeremo insieme il carnevale!!! :-)


E nell'attesa possiamo leggere questa bellissima filastrocca di Silvia Camatta.

FILASTROCCA DELLE MASCHERE DI CARNEVALE

Maschera nera, vestito di bianco,
di cibo e di vino non sono mai stanco.
Oh, questa è bella:
come mi chiamo? Io son Pulcinella!

Son veneziano, e al mio denaro
certo ci tengo, sono un po’ avaro
e son brontolone:
come mi chiamo? Sior Pantalone!

Son bolognese, sono avvocato,
e nella mia vita tanto ho studiato
su questo librone;
come mi chiamo? Dottor Balanzone!

Sempre mi vesto di mille colori,
solo così si rallegrano i cuori;
lo sai tu, bambino,
come mi chiamo? Sono Arlecchino!

Sono furbissimo, sono il più astuto,
so dir tante frottole e vengo creduto.
Oh, che storiella!
Come mi chiamo? Sono Brighella!

Sono lombardo, son di Milano,
porto il tricorno (un berretto un po’ strano)
e ho anche il codino;
come mi chiamo? Son Meneghino!

Tra tanti uomini io solo ho la gonna,
perché qui in mezzo son l’unica donna,
e che birichina!
Come mi chiamo? Ma sì, Colombina!

Son malinconico e innamorato,
triste una lacrima il viso ha segnato.
Cosa farò?
E come mi chiamo? Sono Pierrot!
Ma ora anch’io rido e sono felice
perché si fa festa e ogni scherzo, si dice,
qui tra noi vale;
lo sai tu perché? Perché è CARNEVALE!!!

Codiverno, 18 gennaio 2012



sabato 28 gennaio 2012

Piccola storia elementare - di Michela Artusi -

PICCOLA STORIA ELEMENTARE.
Una volta ci chiamavano le maestre della scuola elementare ora siamo gli insegnanti della scuola primaria.

Noi insegnanti della scuola primaria" viviamo" per quattro, sei o otto ore al giorno accanto ai nostri bambini, condividendone gioie, dolori, ansie e paure.

Ascoltiamo i loro pensieri e li sosteniamo quando perdono la speranza e la fiducia in se stessi.

Ridiamo e piangiamo insieme a loro.

Li amiamo, così come sono, anche quando non parlano la nostra lingua.

I nostri sguardi li rendono tutti uguali, ed i nostri sorrisi li sostengono. 

Le nostre regole e i nostri “no” li aiutano a crescere.

Amiamo i nostri alunni anche quando hanno assorbito ogni nostra energia, insieme scopriamo il nostro territorio, insieme visitiamo castelli incantati ed incontriamo fate, folletti.

Ma fatichiamo anche in territori difficili che si chiamano grammatica, verbi, verifiche, numeri e frazioni.

Condividiamo tutto, insomma, anche la pasta al pomodoro nelle nostre mense!

E durante le gite o i soggiorni: dodici o ventiquattro ore o più, senza mamma e papà, tre giorni e due notti in montagna, per un'esperienza INDIMENTICABILE...

Non solo sui libri, andiamo a studiare geografia in giardino, in Villa Pisani, sul fiume Brenta o tra gli argini e i campi.

Le maestre affrontano ogni mattina un'altra bellissima giornata, basta un loro sorriso, per ricaricare le nostre pile.

Corriamo sempre con loro incontro alla cultura, alla voglia di imparare e di crescere, alla voglia di scoprire tutte quelle strane parole racchiuse in strani oggetti che si chiamano LIBRI, alla voglia di sapere un po’ di più ogni giorno.

Poi il tempo passa e i nostri bambini diventano grandi, vanno in altre scuole: scuola secondaria di primo grado, scuola secondaria di secondo grado, università. A noi insegnanti rimangono: le foto, gli elenchi, le lettere, i disegni, qualche quaderno, i vecchi libri.

Ed è così che è nata la mia piccola storia, una serata nostalgica davanti al computer, un collega pubblica una foto in Face Book (eh si…. perché le maestre elementari ora si trovano anche inFB) ed io inizio a scannerizzare vecchie foto dei miei ex alunni, e postarle sul mio profilo, e poi faccio il tag ai ragazzi nati nel 1992, oggi all’inizio della loro carriera universitaria, e da quel banale gesto nasce un tam-tam tra alunni, ex colleghi e ex dirigenti. 

Parlano “ con me attraverso le chat e parlano tra loro soprattutto, commentando con affettuoso ricordo le foto. La serata e i giorni successivi, leggendo i commenti, sono felice che vengano ricordati i compagni e le esperienze della loro scuola elementare.

Ma ciò che mi ha reso orgogliosa di essere stata la loro insegnante è stato un alunno che da Tirana( Albania) mi scrive, in perfetto italiano: “Vediamoci maestra, quando vengo in Italia penso sempre a voi … mi farebbe piacere rivedervi, lei e i miei compagni, e poi io a lei devo restituire una cosa, un libro che lei mi ha prestato tanti anni fa, quando sono andato via della vostra scuola per tornare in Albania!”. Sento con piacere tutto l’affetto di questo ex alunno anche attraverso quell’educatissimo”LEI” Rispondo al ragazzo che non ricordo di avergli prestato un libro, e sicuramente non lo rivoglio indietro ma sono curiosa …

Allora lui chiarisce, “ Quando sono partito, lei mi ha dato un vocabolario della lingua italiana, e devo restituirlo …..!” Gli rispondo commossa “ Era un regalo!”

Io penso che ci vogliono anche queste piccole storie per ricordare alla gente che il nostro lavoro non potrà mai essere “svalutato” né “svilito” da nessun politico né da nessuna moda anti-cultura.

Ci sarà sempre qualche ragazzo o qualche ragazza nel mondo che si ricorderà con affetto dei suoi insegnanti.

Artusi Michela insegnante elementare dal 1977.

LA mia pagina - gennaio 2012 -

Fiaba e disegno da colorare: L'uomo dal cuore di ghiaccio

C'era una volta, in un tempo lontano, ma forse non così lontano...
un uomo con il cuore di ghiaccio. Nessuno conosceva le sue origini, dove fosse nato, da chi e in quale paese, ma tutti avevano paura di lui.
Chi aveva la sfortuna di incontrarlo rischiava di ritrovarsi con il cuore gelido e, vi assicuro, non era per niente bello. L'uomo viveva in un castello freddo e ombroso, dentro una cupa foresta. Nessuno osava avventurarsi là dentro e ai bambini era categoricamente proibito anche solo avvicinarsi al limitare della foresta per il rischio di esserne risucchiati.
L'uomo col cuore di ghiaccio era incapace di provare emozioni, viveva per se stesso e per niente altro, non sapeva chiedere scusa, e si divertiva a ferire la gente con terribili parole che, dalle sue labra, uscivano con fredde folate di gelo.
Quando i bambini lo vedevano arrivare in città correvano più veloci del vento e della luce per non sentire le sue parole, ma se qualcuno di loro era più sprovveduto da non accorgersi del suo arrivo, o più lento nella corsa, rischiava di essere raggiunto dalla folata di gelo che entrava impietosa dentro di lui rendendo di ghiaccio ogni emozione che incontrava. Alcuni riuscivano a guarire con le cure pazienti e amorevoli di mamma e papà, altri non ce la facevano purtroppo e diventavano a loro volta adulti col cuore di ghiaccio con grandissimo dispiacere di chi gli voleva bene. Quei bambini sfortunati, una volta cresciuti, andavano a vivere nel castello dentro la cupa foresta e non ritornavano mai più.
L'uomo col cuore di ghiaccio, quando veniva in città, si dirigeva deciso verso il luogo dove c'erano di solito più bambini, in estate, al parchetto dei giochi, in inverno, presso la pista di pattinaggio. Si divertiva molto a vedere il terrore nei loro occhi e quando riusciva a raggiungerne il cuore tornava sogghignando nel suo castello. Non crediate che fosse felice per ciò che aveva fatto, lui non conosceva emozioni, di nessun tipo.
Un giorno dopo aver lanciato il suo gelido fiato con terribili parole verso una bambina che pattinava felice sul ghiaccio e che non si era accorta del suo arrivo, accadde qualcosa di imprevedibile. Le parole fredde rimbalzarono sulla bambina, che non poteva sentirle perché fin dalla nascita aveva un problema all'udito. Per di più quel giorno indossava le cuffie scaldaorecchie, ecco perché non si era accorta del suo arrivo e perché non sentì nulla di quanto stava dicendo l'uomo.
Quel gelido fiato tornò indietro verso l'uomo che l'aveva lanciato e gli entrò dentro come un vortice trasformandolo in una statua di ghiaccio. Il suo cuore restò immobile, imprigionato là dentro, incapace di liberarsi ed ebbe tempo fino alla primavera successiva per capire quanto male aveva compiuto in tutti quegli anni, ma non gli servì a nulla scoprirlo perché quando il sole infine lo scaldò, statua e cuore si squagliarono trasformandosi in acqua.

Colora la bambina che pattina sul ghiaccio e crea, con la tecnica del collage, le cuffie scaldaorecchie.